giovedì 29 luglio 2010
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Iran: l'esigenza di trasformazione tra conflitti antichi e moderni
mercoledì 21 luglio 2010
Intervista a Pietro Marcenaro su Una Città (luglio 2010)

L’Iran oggi è un paese in profonda trasformazione segnato da conflitti antichi e moderni.
In Iran oggi potremmo dire che si sovrappongono più conflitti. Non è una situazione inedita. Come in altri paesi anche qui assistiamo a un conflitto che ha le sue radici nella trasformazione della società, un conflitto tra ortodossia e modernizzazione. Non vorrei sembrare provocatorio accostando quello che accade in Iran a quello che è capitato anche nel mondo ebraico, ma la contraddizione tra ortodossia e modernità non è molto dissimile. Basti pensare ai classici della letteratura yiddish, alla storia di Tevye il lattaio di Sholem Aleichem, al rapporto fra padre e figlia in quel racconto, alla letteratura moderna, al rapporto tra le generazioni nel libro Danny l'eletto, di Chaim Potok. 
 
Ebadi: non chiudete gli occhi sull'Iran
mercoledì 21 luglio 2010
(ASCA) - Roma, 20 lug - ''Il mondo per 26 anni ha dimenticato l'Iran e ora accade cio' che sta succedendo, non chiudete gli occhi sull'Iran, e' un paese troppo importante per dimenticarlo, con 75 milioni di abitanti'' e un'opposizione ''quanto mai viva''. Cosi' il premio Nobel per la Pace, Shirin Ebadi, durante un'audizione presso la commissione straordinaria per i Diritti umani del Senato.
L'avvocato iraniano, tra i firmatari dell'appello bipartisan lanciato dal presidente della commissione Pietro Marcenaro (Pd) contro la condanna a morte di due guardie carcerarie iraniane responsabili della tortura e dell'assassinio di tre studenti nel penitenziario di Kahzirak in Iran, e' intervenuta oggi sulla situazione dei diritti umani nel paese.
 
Rescoconto sommario audizione Shirin Ebadi
mercoledì 21 luglio 2010
martedì 20 luglio - Seduta n. 56 Commissione Straordinaria Diritti umani

Il presidente MARCENARO sottolinea l'importanza della seduta odierna ringraziando per la sua disponibilità a parteciparvi l'illustre ospite iraniana, prima donna musulmana ad essere insignita del Premio Nobel. Continua oggi il lavoro della Commissione del Senato sulla tutela dei diritti umani in Iran che, va ricordato, ha trovato uno dei suoi momenti più alti e significativi nella partecipazione proprio della premio Nobel Shirin Ebadi ad una seduta della Commissione stessa l'anno scorso.
 
Shirin Ebadi in Senato: appello per i diritti umani in Iran
venerdì 16 luglio 2010
Martedì 20 luglio alle ore 13 la Commissione per i Diritti Umani del Senato ascolterà l'avvocato Shirin Ebadi,  premio Nobel per la Pace,  sulla situazione dei diritti umani in Iran.
L'audizione sarà trasmessa sul satellite canale 525 Senato.

Un anno fa (7 luglio 2009)  la Ebadi fu ospite della Commissione per i Diritti umani del Senato per la cerimonia del Premio internazionale Alexander Langer, attribuito alla giornalista iraniana Narges Mohammadi. La giornalista, Vicepresidente del Centro dei difensori dei diritti umani e sua stretta collaboratrice, non poté ritirare il premio, perché le era stato ritirato il passaporto. Di poco più di un mese fa la notizia dell'arresto da parte delle autorità di Teheran di Narges Mohammadi su cui in Senatore Marcenaro ha posto un'interrogazione al Ministro Frattini.

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Come aiutiamo l'Iran
venerdì 16 luglio 2010

Pietro Marcenaro su Europa del 16 luglio 2010

Dopo le elezioni presidenziali del giugno 2009 una durissima repressione ha messo fine alle manifestazioni che, fino alla fine di dicembre, avevano riempito le strade di Teheran, di Isfahan e delle altre città iraniane. Ma non è riuscita a metter fine alla protesta popolare, al movimento verde e alla crisi politica profonda che scuote il paese. Non solo l’opposizione non si è piegata, ma i suoi leader principali – Mousavi, Karrubi e Katami – hanno conquistato nuova autorità morale con un comportamento coraggioso e prudente e anche riesaminando e cambiando nel corso di questa esperienza le posizioni del passato. Essi sono stati testimoni di una versione democratica e non violenta di quella cultura del sacrificio e del martirio così profondamente radicata nella retorica religiosa e nazionalistica dell’Islam sciita.

 
Appello contro le condanne a morte dei carcerieri di Kahrizak
martedì 13 luglio 2010
Tra i firmatari dell'appello:
Pietro Marcenaro, Ahamad Rafat, Shirin Ebadi, Rita Levi Montalcini,
Mariangela Bastico, Emma Bonino, Margherita Boniver, Filippo Bubbico, Gianrico Carofiglio, Pier Luigi Castagnetti, Vannino Chiti, Luigi Compagna, Giovanni Conso, Barbara Contini, Javad Daneshpour, Mauro Del Vecchio, Lluis Maria De Puig, Silvia Della Monica, Hassan Eshkevari, Piero Fassino, Giuliano Ferrara, Rita Ghedini, Sandro Gozi, Pietro Ichino, Gad Lerner, Alberto Maritati, Matteo Mecacci, Babak Payami, Marco Perduca, Antonio Polito, Donatella Poretti, Antonino Randazzo, Francesco Sanna, Giacomo Santini, Albertina Soliani, Umberto Veronesi, Vincenzo Vita, Gustavo Zagrebelsky, Sandra Zampa, Hamid Ziarati.


La condanna a morte comminata da una corte militare iraniana alle due guardie carcerarie, delle quali non conosciamo neppure il nome,  accusate di aver picchiato a morte Mohammad Kamrani, Mohsen Ruholamini e Amir Javadifar, tre giovani studenti arrestati in seguito alle manifestazioni di protesta dello scorso anno in Iran e deceduti per le violenze subite durante la detenzione nel carcere di Kahrizak, non è un atto di giustizia, né un atto di riparazione nei confronti delle vittime e delle loro famiglie, né, tanto meno, un atto di verità. Non è con nuova violenza che la giustizia avanzerà e le cose miglioreranno.

 
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