mercoledì 08 settembre 2010

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Riunione Commissione questioni politiche - sul consolidamento della pace nell'ex Jugoslavia
Presentazione memorandum su "Riconciliazione e dialogo politico tra i paesi della ex-Jugoslavia" - a cura del Sen Pietro Marcenaro

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Riforma della giustizia: una discussione urgente PDF Stampa E-mail
Cari amici,
lo scambio di lettere che potete leggere di seguito è il modo in cui Paolo Borgna e io abbiamo deciso di dare atto di uno scambio di opinioni che parte dalla questione della giustizia e di proporre l’apertura di una discussione pubblica.
Anna Rossomando, che è membro della Commissione Giustizia della Camera dei deputati, ha fin dall’inizio garantito il suo apporto e un suo intervento contribuirà nei prossimi giorni all’avvio del dibattito.

Come è evidente il tema della giustizia è essenziale in se per la qualità del sistema paese e per la quotidiana vita dei cittadini, e al tempo stesso parte cruciale della riflessione sul futuro della democrazia italiana.
La modalità con la quale promuoviamo e pensiamo di condurre questo dibattito è la circolazione via e-mail e la pubblicazione su tutti i siti che vorranno ospitarli delle vostre opinioni e dei vostri commenti, sia che siate operatori e specialisti di questa materia, rappresentanti istituzionali o  semplici cittadini  interessati alla questione.
A disposizione della discussione sarà messa nei prossimi giorni  una documentazione sull’argomento, anche attraverso link con i siti specialistici.
Questo confronto – che immaginiamo possa durare all’incirca un mese – avrà una prima conclusione pubblica in una discussione da organizzare a Torino nel corso del mese di novembre  con la partecipazione più ampia plurale e qualificata.
Per quanto riguarda me, e gli altri parlamentari che insieme a Anna vorranno impegnarsi in questo lavoro, questo è un modo – dopo il dibattito sul tema sicurezza/immigrazione dei mesi scorsi – di tenere acceso un rapporto tra eletti e elettori e per contribuire, nella misura del possibile, alla formazione di una opinione pubblica attiva, che considero la forma principale possibile di una moderna partecipazione politica.
Un carissimo saluto. Pietro Marcenaro
Torino, 6 ottobre 2008


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Commenti (12)Add Comment
ancora da Paolo Borgna a proposito dell'intervento del se. Ghigo
scritto da paolo borgna, ottobre 20, 2008
Cari amici,
penso che l’intervento nella discussione del sen. Ghigo sia importante soprattutto per la consapevolezza di fondo che lo ispira, al di là della puntigliosa riaffermazione di punti di vista di “un’opinione politicamente orientata e quindi pienamente discutibile”. Vale a dire, l’idea che una riflessione sulla giustizia che “vada oltre la semplice conservazione dell’esistente” e capace di sostenere e dare forza ad una riforma non condizionata dalle contingenze politiche del momento ha bisogno di tante voci. In primo luogo, la voce della politica, interprete del principio di sovranità popolare. Ma anche la voce dei “tecnici”, degli operatori del settore, a cominciare da avvocati e magistrati. Sono d’accordo che sarebbe sbagliato pensare che di sanità o giustizia debbano occuparsi solo medici o magistrati. Così come sarebbe sciocco pensare che si possa fare una riforma della sanità o della giustizia senza ascoltare la voce dei medici o degli avvocati e dei magistrati. Scusate se ribadisco quel che può apparire un’ovvietà. Ma lo faccio perché a volte sembra che, forse per reazione a passati eccessivi protagonismi mediatici, oggi si sia portati a pensare che il riserbo che giustamente si pretende dai magistrati nel loro lavoro debba estendersi anche al dibattito delle idee sulla politica giudiziaria. E’ anche per contrastare una simile concezione, miope e retriva, che ho accettato la proposta di Pietro Marcenaro di rendere pubblico il nostro scambio di pareri. Mi fa piacere oggi constatare che anche Enzo Ghigo, inserendosi nella discussione, dimostri di condividere questa impostazione.
Venendo alle cose scritte dal sen. Ghigo, vorrei dire che purtroppo so molto bene che la sensazione che lui riferisce, facendola propria – e cioè che le indagini di “Mani pulite” furono mosse da un “intento politico”, che mirava alla “eliminazione di una precisa classe politica” – è opinione ampiamente diffusa. La considero una convinzione radicalmente sbagliata. Una sorta di “leggenda metropolitana” che ha molte paternità (non tutte volontarie), su cui ciascuno di noi ha le sue legittime opinioni e su cui sarebbe molto bello fare, un giorno, una discussione aperta e non ostile. Ma forse, per oggi, è meglio lasciare questa discussione agli storici o magari, semplicemente, ad un altro momento di riflessione.
Oggi mi preme, invece, parlare del futuro. Di come, al di là delle nostre divergenze sul passato, si possa pensare ad una giustizia più efficiente, meno lenta e per questo più autorevole, indipendente ma non separata dalla comunità civile.
Nel merito dei temi che il sen. Ghigo affronta faccio due osservazioni. La prima sulla questione della separazione delle carriere. Sul punto dovrei in realtà astenermi essendo stato, sempre nella stessa regione, dapprima avvocato, poi pubblico ministero, poi giudice ed infine di nuovo pubblico ministero! Stante questo percorso, è inutile che dica come la penso. Ma faccio solo una domanda. Davvero, oggi, dopo la separazione delle funzioni introdotta da Mastella, la separazione ancor più netta delle carriere è tema prioritario? Vorrei chiederlo agli amici avvocati. Oggi, il pubblico ministero che vuol fare il giudice deve cambiare distretto (sostanzialmente: regione). E così è per il giudice che intenda mettersi a fare il p.m. E allora: davvero pensate che questione fondamentale per risolvere i problemi della giustizia sia quella di impedire che un Paolo Borgna qualunque, fra due o tre anni, possa andare a fare il giudice a Savona o a Lecco? Non c’è, forse, in questo insistere sul tema della separazione anche delle carriere, un approccio ideologico, che tutti invece vorremmo evitare?
Mi appassiona invece molto di più un altro dei punti toccati da Enzo Ghigo: la questione di cosa significhi oggi, nella pratica, il principio costituzionale dell’obbligatorietà dell’azione penale. Più in generale, come responsabilizzare le scelte obiettivamente di politica giudiziaria fatte dalle Procure. Che non significa soltanto, semplicemente e banalmente, mandare avanti un fascicolo anziché un altro; ma anche quali risorse investire nel contrastare un fenomeno criminale piuttosto che un altro, quali gruppi di lavoro costituire, quali mezzi investigativi mettere in campo, e così via. Il sen. Ghigo ripropone l’idea che le scelte di priorità vengano indicate dal governo. E’ la ricetta tradizionale, di stampo napoleonico, ampiamente sperimentata in molti Paesi dell’Europa continentale. Sono stati scritti fiumi di inchiostro sulle controindicazioni che questo sistema avrebbe in Italia (nell’Italia del qui ed oggi). E sappiamo che, su questa linea, non arriveremo mai ad una riforma condivisa. Ma allora, partendo dal presupposto comune che è giusto stabilire una qualche forma di responsabilizzazione, non è forse meglio cercare dei momenti di discussione delle priorità a base locale? Siamo d’accordo che le priorità nella repressione dei reati di Cuneo non sono necessariamente quelle di Messina? E allora perché voler affermare delle priorità accentrate a livello di esecutivo nazionale? Nel libro Il giudice e i suoli limiti Marcello Maddalena proponeva che le scelte di priorità venissero discusse in ambito regionale, ad esempio con una discussione pubblica proprio di fronte al Consiglio regionale. Oppure – dico io – ciò potrebbe essere fatto, a livello distrettuale, nei consigli giudiziari in cui far entrare (oltre agli avvocati che già la riforma Mastella ha introdotto) uno o due rappresentanti della Regione. Penso che la magistratura associata abbia sbagliato ad opporsi a questa presenza, che era invece prevista in uno dei disegni di legge di riforma dell’ordinamento giudiziario. Perché non torniamo a riprendere quell’idea e a discuterla insieme? Le priorità stabilite a livello regionale non sarebbero forse una forma assai concreta di “federalismo” su cui anche i più strenui difensori dell’unità nazionale potrebbero trovarsi d’accordo? E non sarebbe un modo di “responsabilizzare” i magistrati delle Procure, senza suscitare il sospetto di volerli “normalizzare” assoggettandoli alle maggioranza politiche nazionali del momento?
Ultima osservazione: sono assolutamente d’accordo che i magistrati che hanno veramente a cuore la loro indipendenza debbano non solo accettare ma anzi auspicare “metodi di misurazione dell’efficacia ed efficienza della loro azione”, così come della loro laboriosità e professionalità. Ho più volte scritto – e mi piace ripeterlo qui – che la riforma dell’ordinamento giudiziario sia una riforma mutilata, quando prevede la presenza degli avvocati nei consigli giudiziari escludendoli però dalle votazioni sulla valutazione della professionalità dei magistrati. E’un’opinione assolutamente personale, che so essere non condivisa dalla stragrande maggioranza dei magistrati. Non è stato così in passato: quando la famigerata “sinistra giudiziaria” avanzava proposte di questo tipo, venendo ferocemente contrastata dai conservatori dell’epoca. Ma se vogliamo rompere il clima da “cittadella assediata” di cui abbiamo parlato è forse necessario ritornare a quelle antiche proposte e saperle misurare con i problemi dell’oggi.
E’ ovvio che tutti questi temi non toccano il problema della lentezza della giustizia. Per superare la quale è necessaria quella rivisitazione delle procedure di cui parlavo nel mio primo intervento. Ma se avvocati e magistrati sapranno creare un clima propositivo nel dibattito sulle riforme ordinamentali, anche la discussione sulla riforma dei riti del processo potrà giovarsene. L’importante è partire col piede giusto. E penso che il tono della nostra discussone sia una buona partenza. Ciao a tutti.
la giustizia è un bene comune primario
scritto da Enzo Ghigo, ottobre 19, 2008
Caro Marcenaro,
le riflessioni che ospiti sul tuo sito riguardo alla riforma della giustizia sono un segnale davvero importante, che ho voluto cogliere presentando alcuni ragionamenti di un non-specialista del tema. Come sai, nella mia attività politica e amministrativa non mi sono mai occupato direttamente di aspetti relativi alla giustizia, e quindi il mio contributo sarà nient’affatto tecnico.
Credo però che la giustizia sia un bene comune primario, di cui la società non può non disporre perché, semplicemente, senza di essa non potrebbe sopravvivere. E’ attraverso il sistema giudiziario, costituito dalle norme e dell’organizzazione della giustizia, che lo Stato esercita il monopolio legittimo della forza, elemento che in ultima istanza tiene insieme le comunità statuali. Sono dunque pienamente d’accordo con l’idea che la riforma della giustizia debba essere un tema profondamente condiviso, in quanto stiamo parlando di un elemento costituente, alla base della stessa costruzione sociale. Credo che siano anche queste le intenzioni che animano l’impegno del ministro Alfano, a cui occorre dare atto del tentativo, faticoso, di superare lunghi anni di “guerre per la giustizia”, in favore di un approccio equilibrato e concretamente riformista.
Condivido l’analisi di Paolo Borgna laddove parla del senso di “cittadella assediata” che da troppo tempo respirano molti magistrati. Credo che questa situazione – posso definirla incresciosa? - sia da attribuire al clima politico di scontro permanente che ha purtroppo contrassegnato i primi quindici anni della seconda Repubblica. Ma se si dovesse stabilire un punto di inizio, forse si dovrebbe risalire al referendum sulla responsabilità dei magistrati, svoltosi nel 1987. Ecco un esempio di un problema giusto posto nel modo e con lo strumento sbagliato. E’ da quell’episodio che è maturata in una parte significativa della magistratura la convinzione che il sistema politico sia per definizione ostile, in quanto tende e ingerirsi nella gestione della giustizia. Ci sono stati, di conseguenza, gli anni di Mani Pulite. Certo, la corruzione politica non è un’invenzione dei magistrati. Ma è forte la sensazione, rileggendo quegli episodi a qualche anno di distanza che i modi, i tempi, la scelta di “casi esemplari” da mettere alla berlina sia stata fatta dalla magistratura con un intento politico, ovvero puntando all’eliminazione di una precisa classe politica, allo scopo di favorire l’ascesa al potere della sinistra. Anche quando esponenti della sinistra sono stati toccati dalle inchieste, si è trattato di episodi marginali, con l’impressione che si puntasse a mascherare un disegno politico molto preciso, che avrebbe dovuto trovare nella “gioiosa macchina da guerra” di Occhetto, nel 1994, l’elemento decisivo.
Questa è naturalmente un’opinione politicamente orientata e quindi pienamente discutibile. Ciò che appare meno oggetto di discussione è che la sinistra, a partire da quei tempi, non ha più espresso una politica giudiziaria propria, lasciando che fossero i magistrati, prevalentemente di orientamento di sinistra, ad assumere l’iniziativa. Questo è, a mio avviso, il punto centrale. Così come è sbagliato che di sanità si occupino (solo) i medici, perché la sanità è un problema dei cittadini, ritengo sia assolutamente improponibile che la politica della giustizia sia decisa dai giudici e non dai rappresentanti dei cittadini, ovvero dai politici. La sinistra, però, ha di fatto abdicato a questo ruolo, si è auto-amputata di questa funzione, determinando una situazione di stallo. E’ per questo che ritengo positiva la discussione, al di là del merito anch’esso interessante, avviata da te e da Borgna.
A questo dibattito, dal mio punto di vista assolutamente non tecnico, voglio portare alcune proposte su cui ritengo di dovrebbe basare la riforma, se a guidare le scelte saranno i rappresentanti dei cittadini, primi fruitori del prodotto giustizia.
Innanzitutto, ritengo irrinunciabile la separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti, per dare effettivo compimento alla riforma Vassalli del nostro ordinamento, che ha sposato, abbandonando il sistema inquisitorio, il più moderno sistema accusatorio. Al secondo posto metto, nel rispetto della norma costituzionale sull’obbligatorietà dell’azione penale, la possibilità per il governo di indicare criteri generali e priorità nel perseguimento dei reati da parte del Pm: la giustizia è parte della società, e componente fondamentale per il mantenimento dell’ordine pubblico, e i suoi obiettivi devono dunque integrarsi con quelli del governo, fatta naturalmente salva la terzietà e l’autonomia del magistrato giudicante. Come terzo aspetto, ritengo che i magistrati, a ogni livello, debbano accettare metodi di misurazione dell’efficacia ed efficienza della loro azione. La giustizia è un servizio pubblico e come tutti i servizi pubblici deve poter essere valutata nel confronto fra costi e benefici, dovendo contribuire all’equilibrio e al benessere della società.
Infine, ritengo si dovrebbe apportare una profonda riforma all’organo di autogoverno dei magistrati, il Csm, che non può ridursi a un sindacato dei giudici, se vuole preservare la propria dignità di organo a rilevanza costituzionale.
Se la sinistra esprimerà un progetto autonomo, che vada oltre la semplice conservazione dell’esistente, credo che su tali temi un’intesa si possa trovare, anzi si debba trovare per evitare di prolungare, per via giudiziaria, una transizione politica già fin troppo lunga, proprio mentre, in altri campi, si va verso un assestamento del sistema politico, delineando relazioni tra poteri finalmente degne di un “paese normale”.
Enzo Ghigo
Preoccupazione per emendamento al pacchetto sicurezza
scritto da Enrica Ciccarelli, ottobre 19, 2008
E' con estrema preoccupazione che leggo la notizia relativa alla proposta di modifica all'art.35 del D.Lgs 286/98 grazie alla quale verrebbe ad essere soppressa la gratuità delle prestazioni urgenti od essenziali a stranieri non iscritti al SSN; inoltre verrebbe inserito l'obbligo da parte del medico prestatore dell'opera sanitaria di segnalazione all'autorità competente degli stranieri che non paghino tali prestazioni.
Personalmente mi sento profondamente indignata sia come cittadina italiana che come medico operante nel SSN. Non credo di insegnare nulla a nessuno se ricordo che il diritto all'accesso alle cure mediche è un principio costituzionale (ma forse ha ragione chi poco tempo fa riteneva che la Costituzione Italiana è sconosciuta alla maggioranza degli Italiani?). Inoltre, credo che la proposta in discussione sia in netto contrasto con una notevole serie di articoli del Codice Deontologico Medico. L'articolo 3 riporta che dovere del medico è la tutela della vita, della salute psichica e fisica dell'uomo ed il sollievo della sofferenza nel rispetto della libertà e della dignità della persona umana senza distinzione di età, sesso, etnia, religione, condizione sociale, ideologia..... L'articolo 6 impone al medico "l'obbligo di collaborare all'eliminazione di ogni forma di discriminazione in campo sanitario per fornire a tutti i cittadini stesse opportunità di accesso, disponibilità, utilizzazione e qualità delle cure". All'articolo 32 viene sottolineato l'obbligo per il medico di tutela dei soggetti fragili. Sul piano sanitario è anche da rilevare la pericolosità di una normativa che allontani dalle cure persone straniere prive di tutela sanitaria. Un maggior numero di persone potrebbero essere colpite da malattie a carattere contagioso. Non sono a conoscenza di chi abbia proposto una normativa così avvilente dal punto di vista umano e sociale, ma ritengo che sia opportuno che prima di portare avanti un progetto così delicato sia doveroso un atto di riflessione rileggendo in primis la nostra Costituzione ed in seconda istanza il Codice Deontologico Medico. Se la normativa non verrà ritirata, questo sarà l'ennesimo passo indietro sulla qualità del nostro sistema sanitario nazionale.
Desidero ringraziare Pietro Marcenaro per aver diffuso prontamente queste informazioni che porteremo in discussione al nostro Forum Sanità Regione Piemonte.

Enrica Ciccarelli,
Dirigente Medico Ospedale Evangelico Valdese, Servizio di Endocrinologia
non ci si fermi a riflettere solo sulla Magistratura con la M maiuscola
scritto da Aldo Corgiat, ottobre 10, 2008
Scusate la sinteticità del mio commento.
Plaudo alla profondità del pensiero di Pietro e mi riconosco nella riflessione di Paolo Borgna.
Mi piacerebbe trovare il tempo per provare a interloquire nel merito ma riconosco i miei limiti di testa e di tempo.

Ciò che chiedo (se possibile) è che non ci si fermi a riflettere sulla Magistratura con la M maiuscola ma si provi a ragionare anche su magistrature contabili e amministrative. Entrambe e a mio avviso causa di distorsioni sistemiche enormi, di sprechi insostenibili e di inefficienze insopportabili.
Se poi avete tempo credo potrebbe essere utile riflettere anche sull’inefficienza e l’anacronismo dei processi civili.

Grazie per l’ottimo lavoro
Cari saluti

Aldo Corgiat
Quali sono i tratti del nostro riformismo?
scritto da Roberto Della Seta, ottobre 08, 2008
Partecipo volentieri al dibattito aperto dai contributi di Paolo Borgna e di Pietro Marcenaro. Nella sua risposta a Borgna, Marcenaro parte dal tema giustizia ma immediatamente lo collega a una questione più vasta e generale: che cosa vuole il Pd? Per che cosa è nato e che cosa ci sta a fare? Trovo questa generalizzazione inevitabile e dunque sacrosanta. Nel dibattito sulla giustizia come nelle discussioni su mille altri temi, il Pd sembra paralizzato da un riflesso quasi pavloviano: partire da ciò che propongono i nostri avversari anziché dallo sforzo per capire e decidere cosa vogliamo/dobbiamo/possiamo proporre noi. Questo meccanismo non è solo insensato sul piano strategico (difficille costruire l'identità di un partito nuovo "per negazioni"), è anche foriero talvolta di esiti paradossali: così anche sulla giustizia, con settori rilevanti del Pd che come sottolinea Borgna finiscono per demonizzare temi, come l'esigenza di un controllo democratico della funzione giudiziaria, storicamente di sinistra.
Naturalmente so bene che nel fare opposizione non si può e non si deve prescindere dalla necessità di contestare le scelte e le intenzioni di chi governa, tanto più in Italia dove la destra ha caratteri oggettivamente anomali, tra i quali un'indubbia vocazione plebiscitaria che si esprime anche in un linguaggio e in un discorso pubblico lontani dalla tradizione democratica.
Penso però che mentre facciamo opposizione, e cerchiamo di farla nel modo più serio e rigoroso, dobbiamo pure impegnarci in un grande, appassionato, inevitabilmente problematico confronto tra di noi per stabilire con buona approssimazione i tratti del nostro riformismo. E questo dobbiamo fare a 360 gradi, smettendola con l'idea francamente ridicola che se un tema è delicato, scivoloso, controverso, se su di esso vediamo il rischio di dividerci, allora decidiamo che su quel tema c'è "libertà di coscienza". Che si parli di giustizia, di fecondazione assistita, di energia e ambiente, di federalismo, a me piacerebbe tanto poter verificare se la penso allo stesso modo, o almeno in modo non inconciliabile, con Borgna e con Marcenaro come con tutti gli altri miei compagni.
Roberto Della Seta
Ottima iniziativa
scritto da Massimo NEGARVILLE, ottobre 08, 2008
Ottima iniziativa, i miei complimenti. Per quanto mi è possibile parteciperò alla discussione. Massimo NEGARVILLE
la macchina della giustizia deve riprendere slancio
scritto da Maurizio BASILE, ottobre 08, 2008
Aderisco con piacere e gratitudine alla discussione promossa da Pietro e Paolo Borgna. Allego un mio primo contributo, che, nelle intenzioni, vuole provare a spostare l'attenzione dalla sperimentata e sterile contrapposizione avvocati / magistrati ai possibili correttivi che consentano alla macchina della giustizia di riprendere slancio. Cari saluti. Maurizio BASILE
opportunissima iniziativa
scritto da Elvio FASSONE, ottobre 08, 2008
Ringrazio della comunicazione e della opportunissima iniziativa. Avrò molto piacere di partecipare alla discussione (che mi vide impegnato in Senato per ben tre anni, in occasione della riforma Castelli) e di leggere i vari contributi. Con cordiali saluti, Elvio FASSONE
alcuni contributi
scritto da Gg BROSSA, ottobre 08, 2008
Per contribuire a questo vostro lavoro vi faccio avere i seguenti materiali:
1 Ricerca istituto Mannheimer sui temi della giustizia.
2 Intervento di Covatta nel convegno nazionale di Orvieto che ha dedicato il primo giorno di lavori a questi temi (interventi reperibili sul sito nazionale della associazione)
3 Locandina della presentazione dell'ultimo libro di Paolo Borgna. Ciao e tenetemi informato, Gg BROSSA
iniziativa molto stimolante
scritto da Maria Teresa FLECCHIA, ottobre 08, 2008
Grazie, mi sembra una iniziativa molto stimolante. Cari saluti, Maria Teresa FLECCHIA
Egregio tentativo di parlare di contenuti
scritto da GG MIGONE, ottobre 08, 2008
Grazie, Pietro, farò del mio meglio per seguire il vostro egregio tentativo di parlare di contenuti, GG MIGONE
delusione
scritto da Riccardo FALCETTA, ottobre 08, 2008
È questa la giustizia? (youtube.com) Eppure non mi sembra un fotomontaggio è proprio il compagno Violante.
Il compagno Andreotti (lunga vita) diceva che a pensare a male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca.
Credibilità prossima allo zero, compagni. Ora si capiscono moltissime cose; è stato usato lo
stesso metodo della finanza "creativa". A costo di fare la figura dell'ingenuo, non pensavo che le cose stessero proprio in quel modo lì. E non venite a raccontare la favoletta della "real politik".
Che nausea! Riccardo FALCETTA

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