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Home COE - Interventi Dossier Balcani
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domenica 11 ottobre 2009 |
Illustrazione di Pietro Marcenaro delle linee di sviluppo del rapporto nella ex Jugoslavia. Strasburgo - Commissione Affari Legali e Diritti Umani del CdE/29 settembre 2009.
Quello che trovate nel dossier non è che un semplice schema, un elenco dei titoli che il rapporto dovrà sviluppare per affrontare il problema dal quale questo lavoro ha preso le mosse: la contraddizione tra il comune avvicinamento alla meta europea e la qualità ancora insoddisfacente delle relazioni dei diversi paesi dei Balcani occidentali tra di loro.
Negli ultimi mesi si sono registrati alcuni fatti positivi per quanto
riguarda i rapporti tra i diversi paesi dei Balcani occidentali. Anche
il conflitto sulla definizione dei reciproci confini tra Croazia e
Slovenia sembra avere trovato una soluzione.
D'altra parte, giorno dopo giorno i legami tra le persone, recisi
durante le guerre degli anni '90, si ricompongono silenziosamente.
Dal punto di vista economico i legami sono sempre più stretti.
La Bosnia, ad esempio, è il primo mercato per le esportazioni serbe e il secondo per quelle Croate.
E tuttavia tensioni e elementi di instabilità che possono degenerare e
dare vita a nuovi conflitti rimangono aperti. E la tragica esperienza
del passato ci impone di non sottovalutare questi segni.
Per questo nei prossimi anni uno degli impegni dovrà consistere nel
consolidare i tratti comuni, facendo in modo che i governi si
concentrino su obbiettivi condivisi.
L'Unione Europea è stata fondata per aumentare la pace nel continente e nei Balcani l'opera non è ancora stata completata.
Per questo uno degli interlocutori che il rapporto dovrà interpellare è
l'Unione Europea che, oltre alla verifica dell'acquis comunitario, deve
fare ciò che non è stato fatto nel passato: non dimenticare
l'importanza della dimensione regionale nel suo insieme e delle
relazioni dei diversi paesi tra di loro e spingere i leader della
regione a impegnarsi per armonizzare la loro politica e allinearle a
quelle dell'UE.
Oltre all'UE l'altro fondamentale interlocutore del mio lavoro sono naturalmente i paesi dei Balcani e i loro governi.
Tra i tanti punti che dovranno essere approfonditi ne indico ora solo
uno, quello che riguarda la spiegazione, la memoria, il racconto - in
particolare alle nuove generazioni - della guerra che ha sconvolto in
passato la regione.
Costruire un discorso comune, una comune valutazione di quello che è
capitato è una condizione per porre su basi solide una riconciliazione
effettiva e una pace duratura.
Io mi propongo di esaminare questo problema - in primo luogo con i
paesi interessati a partire dalle loro delegazioni parlamentari - per
vedere quali sono le soluzioni possibili a questo problema, per
incoraggiare e sostenere le forze della società civile che già lavorano
in questa direzione.
E' possibile pensare che i giovani dei diversi paesi trovino sui loro
libri di scuola una valutazione comune o, se questo non dovesse essere
possibile, almeno per cominciare, le diverse spiegazioni e le diverse
valutazioni?
La memoria, la storia invece che incentivare il nazionalismo e creare
i presupposti per nuovi conflitti possono diventare uno strumento che
pone le basi per l'amicizia, la collaborazione, la pace.
Per concludere chiedo quindi l'autorizzazione a svolgere le missioni
necessarie alla preparazione del rapporto, a Bruxelles per i
responsabili della materia dell'UE e - per iniziare - in Bosnia -
Erzegovina Croazia e Serbia.
Sono consapevole che la questione Balcani è molto più vasta, ma quella
tra Serbia, Croazia e quella che ha sconvolto la Bosnia Erzegovina è
stata la madre di tutti i conflitti e penso che da qui occorre partire.
Reconciliation and political dialogue between the countries of former Yugoslavia Motion for a resolution by Mr. Marcenaro and others Doc. 11818 January 2009
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