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G1.102 MARCENARO, SCANU, AMATI, CABRAS, DEL VECCHIO, FOLLINI, GASBARRI, LIVI BACCI, MARINARO, MARINI, MICHELONI, NEGRI, PEGORER, PERDUCA, PINOTTI, SERRA, TONINI, ZAVOLI
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
premesso che:
il popolo afgano vive da anni in
una condizione di gravissima difficoltà nelle espressioni più
elementari della vita quotidiana e le donne rappresentano la componente
della società civile più colpita da tale situazione, come dimostrano
anche i dati statistici di cui si dispone: un tasso di analfabetismo
femminile che supera l'85 per cento e un tasso di mortalità durante il
parto che è il secondo più elevato al mondo, con 1.800 decessi ogni
100.000 nati vivi;
il dibattito sul ruolo
delle donne nei conflitti armati è da tempo al centro di una
riflessione politica importante anche in sede di Nazioni Unite dove il
Consiglio di sicurezza ha approvato già nel 2000 una risoluzione, la
numero 1325, sul tema "donne, pace e sicurezza" e più recentemente la
risoluzione n. 1820 del 2008 che getta le basi per migliorare la
risposta agli alti livelli di violenza sessuale nelle aree colpite da
conflitto, mettendo in rilievo, altresì, la necessità di una piena ed
eguale partecipazione delle donne nella prevenzione dei conflitti,
nella loro risoluzione e nella costruzione della pace nella fase
post-conflitto;
la comunità internazionale è
tuttora impegnata su diversi fronti per sostenere l'Afghanistan nella
ricerca di una normalità statuale, al fine di assicurare quanto meno le
condizioni più elementari di convivenza civile;
accanto all'impegno volto al
controllo del territorio e all'accrescimento degli standard di
sicurezza, sono sempre più necessarie forme di cooperazione che
promuovano il colloquio diretto tra la nostra società civile e quella
afgana, la cui vitalità deve essere incoraggiata e fattivamente
sostenuta;
considerato che:
le attività di dialogo interne ed
esterne al Governo afgano, promosse sia pubblicamente che operate dai
servizi attivi in teatro, che via via si sviluppano con le controparti
che mostrano segnali di disponibilità alla ricerca di soluzioni
pacifiche diverse da quelle dello scontro armato per il controllo del
territorio, non possono e non devono prescindere dalla condizione dei
diritti fondamentali delle persone, in particolare delle donne. In tale
senso deve essere operato un controllo vincolante e costante
sull'evoluzione della legislazione afgana e sulle reali condizioni in
tema di diversità di genere e salvaguardia dei diritti fondamentali
delle persone;
impegna il Governo
a promuovere e a sostenere tutte le
azioni politiche e di cooperazione volte a promuovere un miglioramento
della condizione femminile in Afghanistan, con prioritaria attenzione
alle reali condizioni di vita delle donne nella società afgana,
all'interno e al di fuori dalla famiglia, e ai settori della giustizia,
dell'istruzione e della sanità.
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(*) Accolto dal Governo
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