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Home Rassegna stampa Rapporto Darfur, situazione sull'orlo dell'abisso
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Rapporto Darfur, situazione sull'orlo dell'abisso |
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giovedì 25 febbraio 2010 |
(AGI) - Roma, 25 feb. - Sette anni di guerra, oltre 300mila morti, quasi 3 milioni di sfollati. Sono i numeri del dramma del Darfur, sul quale fa il punto il rapporto annuale di Italians for Darfur, presentato al Senato nella settimana in cui il Parlamento approva in via definitiva il decreto di rifinanziamento delle missioni italiane all'estero. "Il problema del Darfur, anche quando si e' vicini a una soluzione, e' che si danza sempre sull'orlo di un abisso. Siamo sempre in una situazione di catastrofe internazionale", ha detto Pietro Marcenaro, presidente della commissione per i diritti umani del Senato, nel corso della presentazione del Rapporto.
"Quanto alla nostra parte", ha aggiunto riferendosi all'impegno suo e
di Italians for Darfur, "abbiamo insistito sulla necessita' che la
comunita' internazionale confermi gli impegni presi affinche' la
missione Unamid (il cui compito e' la stabilizzazione della regione
occidentale del Sudan, ndr.) sia rafforzata tramite l'invio di
elicotteri e un rafforzamento del contingente italiano". Il decreto
sulle missioni internazionali, gia' approvato alla Camera, prevede un
aumento da 3 a 103 delle unita' del contingente italiano nella regione
africana.
Le ultime notizie sulla tregua siglata martedi' a Doha da uno dei
movimenti di ribelli e il governo di Khartum sono state commentate da
Antonella Napoli, presidente di Italians for Darfur: "Abbiamo accolto
con piacere l'accordo raggiunto tra le parti in conflitto - ha
sottolineato- ma va ricordato che non tutte le fazioni ribelli lo hanno
sottoscritto: il Sudan liberation army (SLA) non ha neanche partecipato
ai colloqui di Doha. Proprio in queste ore la tregua appena siglata e'
stata violata, come denunciato dal gruppo umanitario "Medicins du
Monde" che ha fatto sapere di essere stato costretto a sospendere le
attivita' nella regione di Jebel Marra.
"In Darfur, quindi, si continua a morire -ha ribadito- e non solo di
fame e di malattia. La situazione non puo' che peggiorare, soprattutto
a fronte della nuova emergenza che sta vivendo il Sud Sudan. Le
tensioni interetniche, sfociate in violenti scontri che hanno causato
circa 2.000 morti negli ultimi sei mesi, spostano inevitabilmente
l'attenzione della comunita' internazionale, piuttosto blanda, su
quest'area del Sudan che si appresta ad affrontare le prime elezioni
libere da ventiquattro anni e il referendum per l'indipendenza dal Nord
previsto nel 2011".
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