2 marzo 2010, Discussione congiunta del documento: Risoluzione della 3a Commissione permanente sulla comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni "Rafforzare l'approccio globale in materia di migrazione: aumentare il coordinamento, la coerenza e le sinergie (COM (2008) 611 def.) (atto comunitario n. 17) - Relatore PISANU (doc. XVIII, n. 16)
MOZIONE per le politiche di integrazione e civile convivenza tra italiani e immigrati (1-00245) (25 febbraio 2010) Il Senato, considerato che: i processi di integrazione e globalizzazione degli Stati vanno di pari passo con la crescita della mobilità sociale e del lavoro, hanno carattere di irreversibilità - pur tra oscillazioni e travagliate crisi - e alimentano consistenti flussi migratori internazionali;
l'accresciuta divaricazione dei livelli di vita tra Paesi più
sviluppati e Paesi con economie arretrate - particolarmente accentuata
tra i Paesi europei e quelli africani - continua, e continuerà per
molto tempo ancora, a sospingere movimenti migratori internazionali di
persone alla ricerca di migliori condizioni di vita. Questi movimenti,
inoltre, sono assecondati da una forte domanda di forza lavoro, solo
temporaneamente attenuata dalla crisi economica, in quei Paesi ad
economia avanzata che sono caratterizzati da particolare debolezza
demografica;
nelle istituzioni internazionali e in molti Paesi si sta formando la
convinzione che le politiche migratorie debbano essere inserite
nell'ampio quadro delle politiche dello sviluppo, contemperando gli
interessi dei Paesi di partenza - evitando il depauperamento del
capitale umano - quelli dei Paesi di arrivo e quelli dei migranti
stessi, proteggendone, in particolare, i diritti fondamentali;
l'Italia si caratterizza, oramai da decenni, per un livello di natalità
tra i più bassi al mondo, solo in piccola parte moderato dalla più alta
natalità della componente straniera; per un veloce aumento della
popolazione anziana e molto anziana; per un rapido contrarsi delle
fasce di età più giovani; per un livello di immigrazione tra i più
intensi di Europa, come documentato dall'aumento medio di 300.000 unità
all'anno della popolazione straniera iscritta in anagrafe nel periodo
2002-2009. Si calcola che qualora le "porte" all'immigrazione venissero
chiuse, nel prossimo ventennio la popolazione nella fascia giovane
dell'età attiva (tra i 20 e i 45 anni) diminuirebbe, in ogni anno, di
oltre un quarto di milione, con evidenti ripercussioni negative sul
sistema produttivo, sull'equilibrio dei conti pubblici, sul livello di
vita, sulla competitività internazionale;
l'immigrazione rappresenta, dunque, non un fenomeno transitorio e
congiunturale, ma una necessità strutturale dell'Italia che - anche nel
caso di una ripresa della natalità - perdurerà per diversi decenni.
Inoltre, in quasi tutti i Paesi con consolidate esperienze migratorie
si constata che buona parte degli immigrati tendono ad insediarsi
permanentemente, costituendo famiglie, ed aspirano a diventare parte
integrante della società ospite. Ciò avviene anche quando le
legislazioni cerchino di limitare il periodo di soggiorno, come insegna
l'esperienza dei programmi d'immigrazione temporanea dei lavoratori
messicani negli Stati Uniti dagli anni '40 agli anni '60, o il modello
migratorio basato sulla tipologia del lavoratore ospite sperimentato
nei primi decenni del dopoguerra da vari Paesi europei. In tutti questi
casi, la convergenza di interessi tra migranti, datori di lavoro e
settori della società ha portato alla stabilizzazione di chi arrivava
per soggiorni temporanei;
in tutte le società avanzate, inoltre, esiste una forte componente di
immigrati con status giuridico irregolare. Il US Census Bureau stima
gli irregolari in 12-13 milioni (il 4 per cento della popolazione). In
Europa la cifra è minore; di recente il Commissario europeo Barrot l'ha
valutata tra i 6 e gli 8 milioni (tra l'1 e il 2 per cento della
popolazione dell'Unione europea), ma con maggior concentrazione nei
Paesi mediterranei. L'irregolarità è nella maggioranza dei casi una
"degenerazione" della regolarità dell'ingresso (durata del soggiorno
non rispettata) o della regolarità del soggiorno (scadenza del
medesimo),
impegna il Governo:
a dare il massimo contributo alla realizzazione dei principi del Patto
europeo sull'immigrazione e asilo, sottoscritto dall'Italia, e ad
inserire il fenomeno migratorio nelle più ampie dimensioni dei processi
di sviluppo, riportando i finanziamenti alla cooperazione ai livelli
concordati in passati accordi internazionali, proteggendo i diritti dei
migranti secondo quanto stabilito dalle convenzioni sottoscritte,
integrando le questioni migratorie in accordi economici e sociali con
Paesi terzi ogniqualvolta sia possibile;
a mettere in atto politiche efficienti per il controllo
dell'irregolarità, operando per ridurre le dimensioni dell'economia
sommersa, che alimenta il lavoro nero e attrae manodopera straniera
irregolare e sottopagata; promuovendo modifiche della legislazione per
l'accesso legale nel Paese - oggi incentrata sulla chiamata numerica o
nominativa - che risulta impervia per una parte consistente di
potenziali datori di lavoro e che è la causa di una quota consistente
di migrazione irregolare; aumentando la durata dei permessi di
soggiorno e riformando le procedure della concessione e del rinnovo dei
permessi di soggiorno, lentissime ed estremamente onerose per gli
immigrati;
a sperimentare nuove forme di ingresso legale più adatte a gestire un
sistema migratorio complesso; tra queste può essere citata la
concessione di visti per ricerca di lavoro, entro determinati tetti, e
con garanzie finanziarie o di sponsor istituzionali; la trasformazione
del permesso di soggiorno breve in permesso di soggiorno per lavoro (a
determinate condizioni), l'introduzione di ingressi agevolati per
investitori, risparmiatori, imprenditori, nonché per persone con alti
profili professionali;
ad attuare pienamente la direttiva 2008/115/CE sui rimpatri,
consentendo e incentivando il rimpatrio volontario degli irregolari,
oggi precluso dalla legge 15 luglio 2009, n. 94 (cosiddetto "pacchetto
sicurezza");
ad applicare la direttiva europea 2009/52/CE che impegna gli Stati
membri dell'Unione ad irrogare sanzioni e provvedimenti nei confronti
dei datori di lavoro che impiegano cittadini di Paesi terzi il cui
soggiorno è irregolare;
a promuovere forme alternative di regolarizzazione ad personam, per
coloro che contribuiscono all'emersione di fattispecie criminose legate
all'immigrazione, per coloro che compiono atti di rilevanza sociale ed
umanitaria e per coloro che sono dimoranti nel nostro Paese e abbiano
dimostrato una buona integrazione;
a promuovere con le Regioni, gli enti locali, le forze economiche e
sociali, il volontariato e l'associazionismo un piano nazionale per le
politiche di integrazione e civile convivenza tra italiani e immigrati,
formulando obiettivi di inclusione sociale e crescita interculturale;
a riformare la normativa sulla concessione della cittadinanza,
attualmente impervia e caratterizzata dai tempi lunghi, allo scopo di
renderne agevole la concessione a coloro che siano nelle condizioni di
richiederla.
LIVI BACCI, FINOCCHIARO, ZANDA, LATORRE, CASSON, MARCENARO, ARMATO,
BASSOLI, BERTUZZI, BIANCO, BLAZINA, CABRAS, CARLONI, CERUTI, DI GIOVAN
PAOLO, FOLLINI, FONTANA, FRANCO Vittoria, GALPERTI, GASBARRI, GHEDINI,
GIARETTA, ICHINO, INCOSTANTE, LEGNINI, MARCUCCI, MARINARO, MARINI,
MERCATALI, MICHELONI, MILANA, MONGIELLO, MORANDO, PASSONI, PEGORER,
PERTOLDI, PIGNEDOLI, ROILO, ROSSI Paolo, RUSCONI, SANNA, SERAFINI Anna
Maria, SOLIANI, TREU, VIMERCATI
Trackback(0)
|