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Risoluzione in materia di migrazione PDF Stampa E-mail
mercoledì 03 marzo 2010

ASSEMBLEA
Mozione illustrata dal sen. Pietro Marcenaro nel corso della seduta n. 343 del 2 marzo 2010. All'odg la discussione del documento "Risoluzione in materia di migrazione"

MARCENARO (PD). Signor Presidente, colleghi, signor ministro Maroni, penso che la relazione fatta all'inizio di questa discussione dal presidente Pisanu offra un'occasione politica importante: l'occasione per un confronto che cerchi di uscire dalla ripetizione di un conflitto tra parti che rifiutano di ascoltarsi per aprire una fase diversa del rapporto politico tra di noi su una questione così importante. Per anni siamo stati martellati da un messaggio: il modo per combattere l'immigrazione irregolare, l'immigrazione clandestina e i problemi seri che questa comporta era la chiusura, il respingimento, sostanzialmente una visione di chiusura rispetto ad un processo così importante. Il senatore Pisanu ha detto in Commissione esteri e ha ripetuto qui che l'unica alternativa all'immigrazione irregolare è l'immigrazione regolare: questa è la strada sulla quale è necessario camminare per tante ragioni.


Sappiamo che le politiche di chiusura che sono state adottate fino ad oggi hanno, certo, ottenuto dei risultati. Naturalmente il ministro Maroni può dire che gli sbarchi e le partenze dalla Libia sono cessate, e questo è sostanzialmente vero. Ma le chiedo, signor ministro Maroni: degli 80.000 visti dati in Ucraina per l'ingresso in Italia nel 2008, quanti si sono trasformati in una permanenza che è andata al di là dei limiti del visto? E dei circa 400.000 visti che sono stati dati in Russia, quanti rimangono oggi come overstayer? Siamo di fronte ad un problema che ha queste dimensioni, che ha queste caratteristiche.
Peraltro, a proposito di un Paese confinante con il nostro, alcuni giorni fa l'INSEE, l'Istituto nazionale di statistica francese, riferiva che in Francia ormai l'8,5 per cento della popolazione attiva è costituito da lavoratori immigrati e che addirittura l'11,3 per cento degli occupati è costituito da immigrati: ciò a segnalare che anche durante il periodo di crisi, nonostante le grandi difficoltà che attraversa il mondo dell'occupazione, il fenomeno dell'immigrazione continua e si accentua.
Allora, se il problema è quello di come costruire immigrazione regolare governando i flussi, vorrei richiamare tre questioni che già il collega Livi Bacci ha affrontato nella sua relazione e sulle quali chiedo se è possibile un confronto di tipo diverso.
Prima questione. Il senatore Livi Bacci ha detto: noi pensiamo che sia necessario, se vogliamo promuovere l'immigrazione regolare ed affrontare questo grande problema, promuovere permessi di soggiorno per ricerca di lavoro, offrendo quindi la possibilità di ingresso regolare nel Paese non solo a chi ha già un lavoro, ma anche a chi lo cerca. È possibile a tale riguardo avviare una sperimentazione che, definendo regole e criteri precisi, permetta di affrontare tale strada? È possibile farlo, ad esempio, prevedendo all'inizio che una simile possibilità riguardi una quota limitata di persone, seguendole con attenzione e sperimentando che ciò avvenga promuovendo regolarità e non irregolarità? Questa soluzione è uno dei punti importanti di una politica di costruzione della regolarità.
La seconda questione che voglio porre riguarda i ricongiungimenti familiari. Che senso ha invocare un bisogno di integrazione, di stabilità, di elementi di rassicurazione anche rispetto ai comportamenti degli immigrati e negare la possibilità di ricongiungimenti e di ricomposizioni familiari che rappresentano un fattore che, di per sé, contribuisce a costruire ordine e a costituire elementi di stabilità e contribuisce a un inserimento più funzionale, più organico, migliore delle persone nella nostra società?
La terza questione che ritengo debba essere esaminata, signor Ministro, colleghi, è come noi affrontiamo il problema del diritto all'asilo e alla protezione umanitaria di coloro che possono, perché il diritto internazionale glielo garantisce, avanzare tale richiesta. Signor Ministro, come è possibile garantire che una persona che ha diritto di avanzare la richiesta di asilo e di protezione umanitaria possa farlo senza mettere a rischio la propria vita, senza mettersi nelle mani dei mercanti e di coloro che praticano la tratta di essere umani? È possibile o no su questo punto sperimentare strade nuove attraverso le strutture consolari e diplomatiche, non solo italiane, ma in un rapporto che coinvolga l'insieme delle politiche europee?
I tre punti che ho richiamato (la questione dei permessi di soggiorno per la ricerca di un lavoro, quella dei ricongiungimenti familiari e la ricerca di soluzioni per garantire in modo regolare e legittimo l'esercizio del diritto alla protezione umanitaria) costituiscono tutti un terreno sul quale è possibile oggi un confronto nuovo se questa opportunità diventerà l'occasione per togliere l'immigrazione - e scusatemi la rozzezza dell'espressione - dal tritacarne di una lotta politica e di una propaganda che, in proposito, non ammette lo spazio per sperimentazioni e per individuare, anche sbagliando e correggendo gli errori, le soluzioni necessarie per quella politica di costruzione di un'immigrazione regolare della quale ha parlato il senatore Pisanu.
Penso che, se ci fosse il coraggio di partire dalla relazione del senatore Pisanu per proporsi di cambiare i rapporti tra di noi e di compiere su questo punto un passo in avanti, la discussione di oggi potrebbe essere un'occasione politica molto importante. Ciò sarà possibile se ciascuno di noi sceglierà di non ripetere semplicemente le sue convinzioni, ma di misurarsi su un terreno nuovo come quello proposto nell'intervento che introdotto la nostra discussione.

 

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